Dalle conferenze alla formazione: il caso FBK

È un metodo di lavoro molto efficace che ci ha permesso di definire insieme le esigenze e gli obiettivi, costruendo la soluzione esattamente sulla base di ciò di cui avevamo bisogno. Siamo rimasti completamente soddisfatti e, solo una settimana dopo il corso, i programmatori sono stati in grado di iniziare a sviluppare il prototipo in completa autonomia. Non avremmo mai pensato che saremmo stati operativi in modo autonomo in ​​così poco tempo!

 

Ivan Pasquale

Manager of the Information Systems Unit, Bruno Kessler Foundation

Paese o regione:
Italia

Settore:
Ricerca internazionale

Servizi utilizzati

Introduzione

Il corso di introduzione alla Business Intelligence (BI) e alla gestione di Data WareHouse (DWH) nasce originariamente come serie di interventi in diverse conferenze internazionali: sull’onda dell’apprezzamento dei partecipanti è diventato un vero e proprio corso che, partendo da zero,  si rivolge sia a interlocutori che abbiano a che fare con l’acquisizione e l’elaborazione di dati, sia ai decision makers aziendali che vogliano comprendere le potenzialità della BI.

Il corso parte da zero, definendo come e perché un DWH è utile e qual è il suo valore aggiunto per l’azienda. Si introducono poi pratiche per la gestione del Team IT, la metodologia di lavoro definita dall’Adaptive BI Framework1 e le best practices per far sì che tutto funzioni facilmente e con efficienza. La teoria viene quindi seguita dalla pratica, portando il team ad applicare subito quanto appreso a progetti di reale interesse per l’organizzazione. L’obiettivo è portare il team a saper definire un framework di progettazione che consenta di costruire il DWH più fluido, semplice ed efficiente possibile. 

Dopo il corso, abbiamo rivolto alcune domande al dott. Ivan Pasquale, Responsabile Unità Sistemi Informativi della Fondazione Bruno Kessler. La Fondazione raccoglie l’eredità dell’Istituto Trentino di Cultura e ha il compito di spingere il suo territorio nel cuore della ricerca europea ed internazionale attraendo donne, uomini e risorse sulle frontiere dello sviluppo tecnologico e della valorizzazione delle discipline umanistiche. Essa inoltre è impegnata nel riavvicinamento delle scienze della natura a quelle umane, quale cifra di comprensione nei confronti delle sfide della società della conoscenza.

Come siete entrati in contatto con SolidQ e la loro offerta formativa?

Inizialmente ci siamo avvicinati a SolidQ con l’intento di concordare un piano formativo per la gestione del nuovo SQL ma, dopo alcune riflessioni, abbiamo deciso di lanciarci in un settore in cui in molti eravamo digiuni di conoscenze ma di cui intuivamo le potenzialità:  quello della Business Intelligence.

Quali problemi volevate risolvere?

Abbiamo valutato che il settore fondamentale su cui cominciare a intervenire era quello della gestione del DWH Giuridico e di quello del Personale: nel budget della Fondazione, che si aggira attorno ai 35 mln di euro, circa l’85% è dedicato al personale, quindi i vantaggi del poter prevedere i costi di questa voce e poterne meglio gestire la pianificazione sarebbero stati enormi.

Come si è svolta la parte di Formazione?

Il corso è durato 5 giorni per quanto riguarda la parte teorica, al cui termine abbiamo concordato di procedere con altri tre giorni di attività pratica per costruire insieme un primo prototipo funzionante: la demo ha funzionato così bene che il management ha deciso di prolungare la collaborazione.

Chi ha partecipato agli incontri con il team di SolidQ?

Il Team che ha partecipato alle lezioni e che ha lavorato al progetto si aggirava sulla decina di persone e contemplava al suo interno sia figure tecniche del reparto IT sia figure manageriali. Con la formazione iniziale siamo stati sempre più autonomi e ora procediamo praticamente da soli nell’ampliamento del progetto.

Quali sono stati gli obiettivi raggiunti con la parte di formazione e con le prime applicazioni pratiche?

Il Team che ha partecipato alle lezioni ha colto subito i meccanismi di funzionamento e la demo che abbiamo sviluppato assieme già permetteva concretamente di analizzare i dati del personale in forma libera, senza dover definire i percorsi di analisi a priori: sulla base di quello, è stato possibile cominciare a fare il lavoro di pianificazione e approvazione del budget in quanto la Fondazione dipende da molti enti sponsor ed è fondamentale poter fornire loro rapidamente proiezioni di spesa e di costo.

La metodologia di lavoro basata sull’Adaptive BI Framework vi ha soddisfatto? Cosa vi ha colpito particolarmente?

È un metodo di lavoro molto efficace che ha permesso di definire insieme le necessità e gli obiettivi, costruendo la soluzione esattamente su quello che ci serviva.  Ci ha pienamente soddisfatto e, già dalla settimana successiva al corso, i programmatori hanno potuto iniziare lo sviluppo del prototipo in completa autonomia: non pensavamo di poter essere operativi autonomamente in tempi così contenuti!

Come procederà il lavoro da ora in poi?

Stiamo allargando sempre più il perimetro degli ambiti su cui concentrarci: per i primi mesi del 2014 è già prevista una serie di attività per introdurre nel “cubo2” del personale sempre più dettagli (anche su costi a preventivo o a consuntivo, ad esempio).

Altri ambiti che verranno affrontati sono quelli per i viaggi: i nostri ricercatori sono sempre in giro per il mondo e lavorare su queste informazioni può portare a diversi vantaggi logistici e di previsione dei costi. Verranno poi affrontati ancora altri ambiti, come la contabilità generale, e una parte della gestione dati sulla ricerca: quest’ultima verrà affrontata sia per automatizzare il sistema interno per partecipare ai bandi e assegnare le commesse, sia per la parte di valutazione che seguirà ogni progetto. 

(1)  L’Adaptive BI Framework è lo standard che SolidQ ha creato per la realizzazione di progetti di Business Intelligence. È un approccio che prevede di ingegnerizzare i processi tecnici, automatizzare quelli a basso valore aggiunto e utilizzare test automatici prima di rilasciare i dati, il tutto applicando la metodologia Agile per definire con il cliente gli obiettivi e le necessità sulla base delle quali progettare la soluzione BI.

(2) Con il termine “cubo” o “ipercubo” ci si riferisce a una struttura per la memorizzazione di dati ottimizzata per la visualizzazione e l’analisi degli stessi in tempi rapidi. Si parla di Cubo perché, a differenza dei fogli di calcolo basati su due dimensioni, può prendere in considerazione 3 o più dimensioni di analisi. È una delle tecnologie che SolidQ impiega, insieme a quelle “In-Memory”, per permettere l’analisi dei dati in forma libera e senza la necessità di percorsi analitici definiti a priori. 

 

Possiamo aiutarti a costruire la soluzione ottimale