4 manager su 5 ritengono che i Big Data debbano essere utilizzati per prendere decisioni a tutti i livelli, ma poco meno di 1/3 delle aziende si è già organizzata per renderlo possibile.

 

Secondo una ricerca recentemente diffusa da Ernst & Young (QUI) l’81% dei manager delle aziende ritiene che le scelte strategiche dovrebbero essere basate sui dati e sulla Big Data Analytics in particolare.

Solo 1/3 delle aziende interpellate, però, ha realmente intrapreso una ristrutturazione dei propri processi interni per poter utilizzare i dati come driver delle decisioni fondamentali di management, a tutti i livelli e in tutti i settori della propria organizzazione.

La ricerca, realizzata da Ernst & Young in collaborazione con Nimbus Ninety, la società inglese che produce report, eventi e analisi su temi caldi della disruptive innovation, ha coinvolto 270 senior executive di aziende di tutte le dimensioni: dalle microimprese fino ai colossi da oltre 20.000 dipendenti. A ognuno dei partecipanti sono state poste 27 domande con l’obiettivo di comprendere come le aziende stiano utilizzando oggi i Big Data.

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Dalla ricerca sono emersi molti dati interessanti e su alcuni torneremo nei prossimi giorni, ma tra tutti, due ci sembrano importanti da evidenziare in questa sede:

  • Solo il 3% degli intervistati ha definito la strategia della propria azienda sui Big Data come “matura”.
  • Soltanto il 21% dei progetti di analisi dei Big Data che sono attualmente in corso nelle aziende i cui manager hanno partecipato alla ricerca, è nella fase operativa. Il che vuol dire, a nostro parere, che il restante 79%, cioè circa i 4/5 è ancora in uno stadio precedente e non è ancora in grado di produrre risultati effettivi.

In Italia si sta iniziando a capire cosa significa “Big Data” e quanto innovativo per un’azienda possa essere questo nuovo paradigma. Sono diverse, infatti, le società con cui stiamo collaborando o stiamo iniziando un percorso di collaborazione, che vogliono diventare delle “Data Company”. Oltre che a continuare a fare il proprio business in modo normale, stanno iniziando un percorso che le porterà a creare nuove linee di business basate sulla vendita o dei dati “grezzi” oppure di servizi basati su questi dati. Sia che esse siano società di vendita di prodotti o di produzione di hardware, i Big Data permetteranno di vendere conoscenza oltre che prodotti e servizi classici. Questo è sicuramente un punto di svolta perché permetterà di poter avere accesso a informazioni basate su dati “veri” e non più a stime o studi fatti su un campione di persone.

Il problema principale da affrontare è come fare questo passaggio, anche da un punto di vista tecnologico. Il cloud, in tal senso, diventa un fattore determinante perché permette di iniziare questo processo in modo molto economico, partendo con una infrastruttura contenuta per fare un progetto pilota per poi farla scalare ad una vera e propria soluzione finale, in una soluzione fluida e facilmente gestibile. Se quindi da un punto di vista tecnologico il cloud è un punto di passaggio obbligato per poter sfruttare i big data in modo economicamente sostenibile, è anche chiaro che l’approccio al cloud deve essere agile e quindi è necessario anche una modifica sulla metodologia utilizzata per affrontare questi problemi che deve essere essa stessa, appunto, agile. Fortunamente tale metodologia agiste già ed è ben conosciuta e consolidata, come racconteremo al BI Roadshow di Firenze.